Feeds:
Artigos
Comentários

Archive for the ‘Portugal’ Category

Nestes dias, em que perfaz um ano sobre a visita do Sumo Pontífice a Terras de Santa Maria, é oportuno continuarmos a rezar pela fecundidade do seu ministério e pelos frutos, em nós e no nosso país, da sua visita apostólica. Reler e meditar as palavras que nos dirigiu seguramente nos ajudará a pôr em prática as exigências da fé que ele nos veio confirmar. (aqui os vídeos)

Anúncios

Read Full Post »

«Nella celebrazione eucaristica noi non inventiamo qualcosa, ma entriamo in una realtà che ci precede, anzi che abbraccia cielo e terra e quindi anche passato, futuro e presente». Le parole pronunciate da Benedetto XVI lo scorso giungo al convegno ecclesiale della diocesi di Roma sintetizzano bene l’intervento che il 3 dicembre 2010 il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Guido Marini, ha pronunciato inaugurando il master in architettura, arte sacra e liturgia che si svolge al Pontificio ateneo «Regina Apostolorum» di Roma.

La lezione di Marini è un aiuto significativo per comprendere ciò che Benedetto XVI vuole indicare alla Chiesa con il suo esempio nel celebrare l’eucaristia. Vale la pena di leggere integralmente il testo del Maestro delle cerimonie pontificie. In questa breve presentazione e anticipazione, vale la pena di soffermarsi su un paragrafo dell’intervento, dedicato a spiegare la decisione del Papa di distribuire la comunione ai fedli in ginocchio. «

Che cosa intendiamo per adorazione?», si domanda Marini. «Certamente non si tratta di una relazione intellettuale o sentimentale con il mistero. La si potrebbe definire come il riconoscimento pieno di meraviglia della onnipotenza di Dio, della sua maestà intangibile, della sua signoria provvidente e misericordiosa, della sua bellezza infinita che è coincidenza di Verità e di Amore… E l’adorazione, quando è autentica, conduce all’adesione, ovvero alla riunificazione dell’uomo e della creazione con Dio, all’uscita dallo stato di separazione, alla comunione di vita con Cristo… Tutto questo è quanto la Chiesa, sposa di Cristo, vive nella celebrazione della liturgia. Adora e aderisce, adora per aderire».  (mais…)

Read Full Post »

 

L’Immacolata
 

Più su del perdono


di Inos Biffi
“Non c’è da stupirsi, scrive sant’Ambrogio, che Dio, accingendosi a redimere il mondo, abbia iniziato la sua opera da Maria, così che la prima a cogliere dal Figlio il frutto della salvezza fosse colei per mezzo della quale veniva preparata la salvezza per tutti” (Expositio evangelii secundum Lucam, II, 17). Per tutti la grazia proviene dalla Croce di Cristo, anche per Maria di Nazaret. A lei, tuttavia, non giunse, come a ognuno di noi, nella forma di purificazione che deterge dalla macchia del peccato originale, ma come preservazione da essa.
La Vergine fu eletta da Dio come preventivamente redenta dal sacrificio del Calvario. La sua storia non incomincia con le tracce lasciate dalla colpa di Adamo, ma subito con i segni della grazia di Cristo, che dall’inizio la sottrasse a ogni impronta o influsso del male.
Noi tutti dall’eternità siamo apparsi al pensiero di Dio come dei riscattati dalla contaminazione; Maria, invece, come incontaminata.
Se poi intendiamo la grazia come conformità a Gesù Redentore, allora diciamo che, mentre tutti gli uomini sono apparsi o appaiono nel mondo difformi da lui, Maria in nessun momento mai conobbe alterazione o dissomiglianza da Cristo. Come canta la Chiesa: “Sei tutta bella, Maria, e non c’è macchia di peccato originale che ti contamini (Tota pulchra es, Maria, et macula originalis non est in te). O secondo le precise espressioni della Bolla di Pio IX Ineffabilis Deus che in questi termini definiva il dogma dell’Immacolata Concezione: “La beatissima vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti (intuitu meritorum) di Gesù Cristo salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale”.
I meriti, quindi, della Croce, pur non ancora elevata nella storia, già irraggiarono e operarono alla prima comparsa di Maria nel mondo: bastò il loro intuitus, a creare in lei la redenzione.
A ben vedere, in questa definizione la fede della Chiesa ha colto tutto il senso incluso nel saluto dell’angelo all’annunciazione: “Rallégrati, o piena di grazia”, “O tu che da sempre sei l’immensamente amata”. Che se un tale genere di saluto suscita in Maria un profondo turbamento, l’angelo la rassicura. Non deve temere. Essa è da sempre la “favorita” di Dio, “ha trovato grazia presso di lui”. E proprio per questa grazia concepirà “il Figlio dell’Altissimo”, diventando “la madre del Signore”, come dirà Elisabetta, anticipando il dogma del concilio di Efeso: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?” (Luca, 1, 43). (mais…)

Read Full Post »

MUSICA E “PERTINENZA RITUALE”

di Massimo Palombella

 

In una città italiana qualche tempo fa un giovane andò dal suo parroco chiedendo, a seguito del motu proprio “Summorum Pontificum” di papa Benedetto XVI (7 luglio 2007), la possibilità di poter partecipare alla celebrazione eucaristica secondo il rito tridentino. Il parroco, con fare irritato rispose: “Ecco un altro pazzo che vuole la messa tridentina”. Al di là della risposta poco felice del parroco ed anche delle rispettabili motivazioni che possono spingere alla richiesta di una certa tipologia di celebrazione, davanti a diversificate richieste e sensibilità, mi sembra quanto mai attuale il riflettere seriamente circa il rapporto musica-liturgia nel confronto tra il rito tridentino e la riforma liturgica del Concilio Vaticano II.

In sostanza la domanda nevralgica potrebbe essere: “Cosa è davvero cambiato nella comprensione del segno musica nella liturgia dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II?”.

Superficialmente potremmo rispondere che non è cambiato nulla, o che è cambiato radicalmente tutto al punto da dover dimenticare per sempre il passato. E nelle diverse sensibilità possiamo trovare in fondo anche convincenti motivazioni che avallano le opposte posizioni.

A me sembra che un cambio ci sia stato. Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II la musica non si pone più come un elemento “ornamentale” del rito ma è costitutiva della stessa azione liturgica. Infatti i testi che noi cantiamo sono parte stessa del celebrare e non vanno “recitati” mentre il coro canta (cosi come avveniva nella precedente modalità celebrativa). In sostanza ciò che canto è la celebrazione stessa, attraverso il canto “celebro”.

Questo semplice dato liturgico che ci consegna il Concilio Vaticano II è di estrema importanza in quanto recupera una comprensione unitaria della realtà. Nell’intento del “pristina norma patrum” che ha mosso il Concilio Vaticano II nel suo cammino, si è riusciti ad approdare e recuperare quelle fonti della liturgia esenti da tutte le diatribe – tipicamente occidentali – che caratterizzarono la vicenda luterana e più profondamente il rapporto tra aristotelismo, platonismo e nominalismo. (mais…)

Read Full Post »

Da pochi giorni è in libreria il nuovo libro di Mons. Nicola Bux: Come andare a Messa e non perdere la fede, edizioni Piemme. Bux espone in queste pagine la Messa, massimo atto del culto cattolico, nelle due forme del rito romano, a paragone con la liturgia orientale; ne descrive la teologia e la spiritualità, con conoscenza, esperienza e vero senso pastorale.

A partire dalla riforma conciliare e post-conciliare, addita le “deformazioni al limite del sopportabile” e le resistenze prodottesi, replicando alle critiche di tradimento del Concilio e ignoranza della liturgia rivolte a Benedetto XVI e ai suoi collaboratori, per aver posto mano alla “riforma della riforma”. E’ un vademecum per muoversi nel bazar delle Messe odierne senza perdere la fede.

Monsignore, questo secondo libro è ancora più esplicito del primo “La riforma di Benedetto XVI. La liturgia tra innovazione e tradizione”. Cos’è cambiato da allora?

Anche in questo tempo di scandali, il Papa insiste sul fatto che il male viene da dentro la Chiesa. Perciò continua ad essere il tempo di quella grave crisi che il Cardinal Ratzinger indicava imputabile in gran parte al crollo della liturgia, a quel fai-da-te che non la rende più “sacra” e che farebbe perdere la fede a chiunque. Non è cambiato molto: “liturgicamente, ai nostri giorni la Chiesa è un grande malato” perchè la liturgia avrebbe perso il suo senso, sarebbe senza regole, dimentica del diritto di Dio.

Il diritto di Dio… Lei, infatti, in tutto questo propone come perno della nuova riforma liturgica la riscoperta un concetto potente ed affascinante, lo ius divinum. Cioè?

Il concetto è molto semplice. il Cardinal Ratzinger dice nell‘Introduzione allo spirito della liturgia, nel primo capitolo, che la liturgia non c’è se Dio non si mostra, cioè in parole povere, se Egli non rivela il Suo Volto. Anzi nel Gesù di Nazareth ad un certo punto egli dice che la liturgia è la continuazione della Rivelazione, quindi se Dio si mostra, indica chi è e che faccia ha, dice anche come vuole essere adorato, come vuole che Gli si renda culto.

L’antitesi è la celebre storia del vitello d’oro, cioè dell’uomo che si inventa lui Dio e si inventa lui la liturgia: una danza vuota intorno al vitello d’oro che siamo noi stessi. Dio ha un diritto nell’Antico Testamento, quando disse come doveva essere celebrata la Pasqua, e perlò di prescrizioni e comandamenti. Così è nel Nuovo. In parole povere: la liturgia è indisponibile.

La liturgia è indisponibile all’uomo ma l’arte è opera dell’uomo. Per l’arte sacra, che conosce un periodo di decadenza strutturale estremamente simile, cosa si può dire?

L’arte è la stessa cosa! La rappresentazione, la raffigurazione di Dio per la Chiesa d’Oriente come per la Chiesa d’Occidente è sempre stata sottoposta a dei canoni. Lo stesso vale per la disciplina della musica sacra. Il principio è sempre il medesimo: non siamo noi che decidiamo in base al prurito che abbiamo addosso come devo dipingere il Signore o come devo comporre un canto o quale canto devo fare nella liturgia. I canoni la Chiesa li ha stabiliti perchè potessero essere consoni al culto divino; perché non fosse data di Dio un’immagine, un’idea distorta e deformata. Tra liturgia, arte e musica c’è un’unità profonda che non permette di affrontarle separatamente.

Il Santo Padre l’ha appena nominata anche Consultore per il Culto Divino, segno dell’attenzione e della competenza del suo lavoro. Ci dica: se tre anni fa il Summorum Pontificum ha rivoluzionato la “questione liturgica”, riportando sul piatto della discussione gli elementi “scomodi” ed essenziali come la liturgia gregoriana, cosa dobbiamo aspettarci, nel prossimo futuro, da questo nuovo movimento liturgico che sta nascendo?

Innanzitutto, parlare di nuovo movimento non vuol dire necessariamente parlare di un altro movimento rispetto a quello conosciuto con un certo frutto nel XX secolo. La Chiesa è semper reformanda: a chi non piace il termine riforma della riforma parli pure di ripresa del movimento liturgico, ma sappia che si tratta sempre “del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato” come dice Benedetto XVI. Con il Motu Proprio le basi del lavoro sono state poste: confidiamo presto di avere dei nuovi impulsi. Questo Papa, mite e risoluto, vuole andare avanti e noi siamo con lui. Con la stessa mitezza e con la stessa fermezza.

©© 2010 Rinascimento Sacro, some rights reserved.

Read Full Post »

 

Nesta entrevista concedida a um de nossos correspondentes, o novo presidente do Pontifício Conselho da Unidade dos Cristãos, o arcebispo suiço, Dom Kurt Koch, fala, entre outros assuntos, sobre os discursos que proferiu no Ratzinger Schülerkreis” – tradicional encontro do Santo Padre com seus ex-alunos – realizado no dia 28 de agosto passado em Castel Gandolfo. Na ocasião, Dom Koch abordou basicamente as diferentes hermenêuticas relativas ao Concílio Vaticano II, inclusive a do Papa Bento XVI.

Gaudium Press – Sua Excelência em seu primeiro discurso apresenta três hermenêuticas diversas. Quais são as suas diferenças e suas consequências para a Igreja Católica na realização do Concílio Vaticano II?
Cada Concílio é a mesma coisa: de um lado, é arraigado na tradição, mas por outro, o seu olhar é dirigido ao futuro, porque é ali que se encontram os novos desafios e os novos compromissos. Assim foi também para o Concílio Vaticano II, aliás, talvez mais evidente ainda, visto que o Santo Padre João XXIII havia falado de uma atualização para renovar a doutrina da Igreja no novo contexto, e esclareceu desde o início que não queria uma nova doutrina. Agora temos duas hermenêuticas opostas: a hermenêutica da continuidade absoluta, que quer dizer que o Vaticano II não deve dizer coisas novas, mas somente confirmar, porque tudo já estava na tradição, e a hermenêutica da descontinuidade e da ruptura, que quer dizer que com o Vaticano II deve ter início uma outra Igreja…O Santo Padre falou em seu primeiro discurso na Cúria Romana, no Natal de 2005, que é necessária uma nova hermenêutica, aquela da reforma, que quer significar que deve-se renovar, porém dentro da grande tradição e da grande continuidade.

GP – Como caminho certo para a interpretação dos documentos conciliares, Sua Excelência propõe, seguindo o Santo Padre Bento XVI, uma “reforma da reforma” também no campo litúrgico. Qual é o significado desta hermenêutica?
Do ponto de vista dos fiéis, o primeiro efeito do Concílio foi a reforma da liturgia. As pessoas pensavam que a reforma da liturgia fosse um resultado do Concílio Vaticano II. Mas entre a Constituição da Sagrada Liturgia Sacrosanctum concilium e a reforma da liturgia verdadeira existe uma diferença. A Constituição, apresentando os novos textos, não eliminou os velhos livros da liturgia, mas previu uma reforma e estabeleceu as linhas guias para atuá-la em base as quais, depois do Concílio, foi dado início à reforma da liturgia e dos sacramentos. Sucessivamente foi criada uma nova situação. Sem dúvida a reforma deu muitos bons frutos, mas criou também alguns problemas. Porque quando as pessoas escutam a palavra “reforma” logo pensam que há uma nova liturgia, criada pelo Concílio e não arraigada na tradição. É por isso que algumas pessoas pensaram: “Nós queremos continuar com a nossa liturgia tradicional”. Sobre essa atitude conservadora o Santo Padre disse: “não. Há uma liturgia da reforma que é ainda arraigada na tradição, mas que é também aberta para o futuro”. Entre a Constituição Sacrosantum concilium e a reforma não há uma total identidade. Depois de alguns anos pode-se ver que tudo o que o Concílio quis foi encarnado na liturgia de hoje. Mas se vê que alguns elementos da Constituição sobre a liturgia não foram ainda percebidos pelo povo de Deus, por isto, hoje se deve pensar a como se pode aprofundar o Concílio Vaticano II.

GP – Quais são estes problemas?
Antes de mais nada, penso que a importância da adoração não esteja bem presente nos fiéis. Depois do Concilio se fala muito sobre como aumentar a participação dos fiéis na liturgia e isso é certamente um aspecto muito importante. Por isso se pensou em o que fazer para que os laicos possam participar mais ativamente e intensamente da liturgia. O participar, compreende essa liturgia, quer dizer a maneira de celebrar e de participar da Missa como um ato de adoração. Depois do Concílio há uma grande separação entre a adoração eucarística e a celebração da Missa. Hoje temos um despertar da adoração eucarística fora da Missa. Para mim é muito importante que reconheçamos de novo que a eucaristia é o ato fundamental da adoração. A segunda coisa diz respeito a todo o aspecto do sacrifício eucarístico, que na Santa Missa, depois do Concílio, foi um pouco negligenciado. É dito que a eucaristia é, principalmente uma ceia e não um sacrifício. Aqui temos um conflito e uma ruptura entre duas concepções diversas e isto não é correto. (mais…)

Read Full Post »

 

Recebemos hoje, dia de S. João Câncio no calendário da forma extrordinária, a informação do nascimento da Una Voce – Portugal.

Felicitamos os promotores e rezamos pela fecundidade do seu apostolado em Terras de Santa Maria!

Publicamos o primeiro post do seu blog de informação:

Caríssimos irmãos e irmãs em Cristo,

Ave Maria!

É com muita alegria que vos damos a conhecer a existência do Una Voce Portugal. Três anos após a entrada em vigor do Summorum Pontificum, Portugal junta-se ao grupo de tantos outros países onde os fieis Católicos desejosos de difundir o seu amor pela Forma Extraordinária do Rito Romano se têm manifestado através da criação de gabinetes locais do Una Voce Internacional.
Ainda estamos no início, é verdade, e ainda há muito trabalho pela frente, mas se Deus quiser havemos de ver (re-)nascer o interesse e a devoção pela Forma Extraordinária em Portugal. Passo a passo; um passo de cada vez.
Ainda estamos a desenvolver o website official, portanto por enquanto este blog será o meio de comunicação oficial. Com este blog procuramos especialmente:
  • Dar a conhecer as novidades do Una Voce Portugal enquanto a webpage não estiver on-line;
  • Estabelecer um primeiro contacto com os Portugueses interessados na Forma Extraordinária;
  • Dar a conhecer artigos/textos/etc. relacionados com a Forma Extraordinária e a reforma litúrgica de Sua Santidade Papa Bento XVI.
Caríssimos irmãos e irmãs, alegremo-nos e dêmos graças ao Senhor pelo nosso Papa e pelo dom que ele nos restituiu! Sobretudo pedimos as vossas orações.
Pax et bonum!

Read Full Post »

Older Posts »