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Archive for the ‘D. Walter Cardeal Brandmüller’ Category

Bisogna storicizzare il Concilio, dice il cardinale Brandmüller

“La storicizzazione del Concilio Vaticano II è il punto di partenza di una conversazione fruttuosa con la Fraternità San Pio X” ha affermato il cardinale Walter Brandmüller, nel corso di una conferenza stampa tenuta il 21 maggio a Roma, nella Sala Marconi della Radio Vaticana, in occasione della presentazione del volumetto Le ‘chiavi’ di Benedetto XVI per interpretare il Vaticano II, scritto, per l’editore Cantagalli, dallo stesso cardinale Brandmüller, dall’arcivescovo Agostino Marchetto e da mons. Nicola Bux.
Bisogna storicizzare il Concilio Vaticano II – ha spiegato il cardinale, ovvero farne oggetto di uno studio senza pregiudizi, che situi l’evento nel contesto storico del suo tempo, perché “solo questo approccio storico teologico può garantire un dibattito serio e ideologizzato”. Il cardinale ha ribadito ai giornalisti che i documenti del Vaticano II vanno differenziati a seconda del loro diverso valore teologico-canonico. La dichiarazione Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa, che costituisce uno dei punti di discussione con i tradizionalisti, non richiede ad esempio, il grado di assenso di altri documenti conciliari.
Nel saggio Il Concilio e i Concili. Il Vaticano II nel contesto della storia conciliare (pp. 43-65), che costituisce il contributo più autorevole del volume a tre voci, il Presidente emerito del Pontificio Comitato per le Scienze storiche scrive che il Concilio Vaticano II “avrebbe scritto una pagina gloriosa, se, seguendo le orme di Pio XII, avesse trovato il coraggio di pronunciare una ripetuta ed espressa condanna del comunismo. Invece il timore di pronunciare sia censure dottrinale che definizioni dogmatiche ha fatto sì che alla fine emergessero pronunciamenti conciliari il cui grado di autenticità e dunque di obbligatorietà fu assolutamente vario.

Per cui, ad esempio, le costituzioni Lumen Gentium sulla Chiesa e Dei Verbum sulla Rivelazione divina hanno assolutamente il carattere e la cogenza di un autentico pronunciamento dottrinale, sebbene anche qui nulla fu definito in termini strettamente vincolanti, mentre, d’altro canto, la dichiarazione sulla libertà di religione Dignitatis Humanae, secondo Klaus Moersdorff prende posizioni su questioni dell’epoca, senza un contenuto normativo evidente. Dunque ogni testo conciliare ha un differente grado di cogenza. Anche questo è un aspetto totalmente nuovo nella storia dei Concili” (p. 54-55). (Veronica Rasponi)

In Corrispondenza Romana

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